Laboratorio estivo sull’Arte di vivere: Storie Nascoste nei dipinti.

“Tutte le Arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quello di vivere.” Bertolt Brecht

Laboratorio ideato da Eva Martinez Olalla, ricercatrice, ingegnere e illustratrice.

“La mia realtà è altrove”- M. Chagall

“La vera arte è una funzione, un’attività, un processo.” – H. Matisse

“The public is in need of experiences that are not just voyeuristic. Our society is in a mess of losing its spiritual center… Artists should be the oxygen of society. The function of the artist in a disturbed society is to give awareness of the universe, to ask the right questions, to open consciousness and elevate the mind.” – Marina Abramoviç

INTRODUZIONE

Cos’è l’Arte?
A cosa serve?
Cosa vedo nei dipinti? Come mi fanno sentire?
Posso veramente entrare nei quadri e vivere una esperienza tutta mia?

L’Arte rilassa, libera e crea un’occasione per conversare.

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L’Arte permette comprendere le nostre emozioni e ci aiuta a conoscere meglio a noi stessi e agli altri. Il corpo è autentico quando si fa Arte.

L’Arte crea rapporti con altre realtà. Questo crea connessioni cerebrali e contribuisce allo sviluppo della personalità, e a trovare nuovi modo di vedere la vita, le cose e le situazioni.

Le emozioni hanno una voce attraverso l’Arte.

Invitiamo i bambini ad intraprendere un’avventura entrando e percorrendo i dipinti di alcuni grandi artisti, nello specifico questa volta abbiamo scelto le opere di Chagall e di Matisse.

In ogni dipinto ci sono delle ‘Storie nascoste’ che aspettano di essere scoperte. Ogni bambino, e poi ogni gruppo, avrà la possibilità di raccontare la propria esperienza vissuta dentro dei quadri attraverso la tecnica del racconto (storytelling) e alcuni semplici storyboards e con le proprie illustrazioni!

E’ importante il processo creativo, non tanto il prodotto finale, bensì ci impegneremo per farlo anche attraente, interessante e bello!

OBIETTIVI

 Il laboratorio si pone i seguenti obiettivi:

  • dotare i bambini di alcuni istrumenti pedagogici all’ora di guardare l’Arte;
  • invitare i bambini a vivere l’arte in modo attivo oltre che soltanto contemplativo;
  • fare consapevoli ai bambini dei propri sentimenti e spunti della loro personalità cercando di ordinare, in un racconto proprio, le immagini e impressioni emerse contemplando un dipinto.
  • Avvicinarsi all’opera di due artisti fondamentali dell’Arte Moderna (Chagall e Matisse in questo caso) e i loro motivi d’ispirazione
  • Imparare le regole basilari della creazione di un racconto illustrato attraverso lo storyboard (che non è altro che la divisione della storia in momenti/scene disposte cronologicamente).
  • Generare delle illustrazioni e un breve racconto illustrato ispirato in una delle opere degli autori in questione.

METODOLOGIA

Il laboratorio nasce dall’intenzione di avvicinare i bambini all’Arte in un modo soggettivo e attivo, prendendo spunto dal visionare e commentare insieme alcune opere artistiche.

Le opere scelte saranno del mondo della pittura, della scultura e della fotografia. In questo caso particolare per KIRIKù ho scelto alcuni dipinti di Chagall e di Matisse.

Faremo considerazioni su cos’è l’Arte, quale sono i tipi di Arte e a cosa serve.

Insegneremo il modo in cui si crea un racconto illustrato.

Guideremo come sperimentare ed esprimere i sentimenti e sensazioni che ci arrivano dai dipinti, prima in modo orale in comune e poi in maniera individuali o in gruppo.

Identificheremo dei personaggi dentro dei dipinti che più attirano la nostra attenzione e analizzeremo i mondi in cui loro compaiono, le loro azioni, il motivo della loro presenza, il rapporto col resto del dipinto.

A partire di questi personaggi e il loro contesto, i bambini creeranno delle azioni e situazioni nuove per loro in atmosfere ispirati nei dipinti scelti.

Si farà quindi esperienza diretta con il modo di creare una illustrazione, il modo di comporre una storia (con un inizio, uno sviluppo e un finale) e il modo di mettere insieme testo e disegni attraverso lo storyboard.

Il risultato finale sarà una serie di racconti semplicemente inquadernati (uno per ogni gruppo di 4 bambini) per poi essere messi in mostra.

SEQUENZA PEDAGOGICA del laboratorio

PRIMA FASE: OSSERVAZIONE

S’introduce al bambino a un concetto di Arte con forti poteri di trasformazione.

Si elencano e identificano i diversi tipi di arte (Pittura, Scultura, Letteratura, Scultura, Architettura, Danza, Cinema/teatro).

Si mostrano ai bambini opere di artisti importanti (non solo Chagall e Matisse) dove si può trovare o immaginare una storia. Si osservano i personaggi e i loro atteggiamenti con attenzione e commentiamo in gruppo le nostre impressioni.

Si mostrano anche alcuni albi illustrati e si ripete il processo di osservazione e commenti per stabilire un legame tra il binomio ‘illustrazioni-racconto’ e il binomio ‘dipinti-racconto’.

SECONDA FASE: RICERCA

I bambini agiscono direttamente sul loro foglio e col materiale di disegno fornito, provando a dare vita a un personaggio in un contesto con tre elementi generando una scena, inventata individualmente.

La figura del personaggio viene previamente disegnata e ritagliata da ogni bambino e rappresenta loro.

Gli elementi di contesto vengono scelte, disegnati e ritagliati da ogni bambino.

Gli elementi di contesto vengono scambiati a caso (guidati dal docente) trai bambini come elemento sorpresa ‘destabilizzante’.

TERZA FASE: ESPRESSIONE

S’inizia con una breve introduzione al concetto di Storyboard e le sezioni di un albo illustrato.

In questa fase ogni bambino scegle di lavorare con Chagall o con Matisse ed esprime i motivi della loro scelta.

Viene mostrato una maquette come esempio di albo illustrato che verrà creato per ogni gruppo.

Ogni bambino viene fornito da una stampa A4 di un dipinto dell’artista scelto.

Ogni bambino viene fornito di 8 fogli di carta di disegno A4 su cui creerà un’albo illustrato.

  • il bambino scrive il testo della storia ideata e ispirata nel dipinto ricevuto;
  • il bambino disegna uno storyboard ;
  • il bambino disegna la copertina e retro con la scala cromatica scelta dal gruppo.

Ogni bambino dentro del gruppo realizzerà le illustrazioni del albo per un totale di 6.

La tecnica artistica potrà essere collage, matite colorate o tutte due, a scelta.

Verranno fornite alcune fotocopie del dipinto su cui si lavora per eventuale ritaglio e riempimento colore degli elementi per facilitare così il lavoro e la composizione.

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SCALA TEMPORALE

Giorno 1:

Presentazione della docente. Presentazione e identificazione dei bambini. Fase di Osservazione

Giorno 2:

Fase Ricerca. Introduzione alla fase Espressione (Cos’è lo storyboard e quali sono le parti di un albo illustrato)

Giorno 3:

Fase di Espressione. Scelta dell’autore e dipinto su cui lavorare. Scrivere una storia e iniziare a costruire lo storyboard.

Giorno 4:

Creazione delle singole  illustrazioni.

Giorno 5:

Finire le illustrazioni, se non ancora ultimate. Scrivere o incollare il testo. Rilegatura (semplice) degli albi creati per ogni bambino guidata dalla maestra.

Lettura in altavoce e presentazione di ogni albo all’intero gruppo.

CONCLUSSIONE:

Cerca, cerca sempre…

Magari non troverai mai ciò che stai cercando. Forse perché non t’interessa davvero. O perché avrai trovato altro. Avrai trovato di più, di meglio, qualcosa che non ti aspettavi nemmeno e comunque già cercare e vita. 

I sognatori cercano e i sogni sono ali, che possono portarti ovunque.

 

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La importancia de las Artes en la Educación

En general hoy en día  las artes no se consideran parte del núcleo esencial de la educación, aunque, en realidad, son un medio muy importante para el desarrollo de los aspectos más sutiles y comple…

Origen: La importancia de las Artes en la Educación

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Arte y matemáticas con Escher

El Universo es un libro escrito en el lenguaje de las matemáticas , siendo sus caracteres triángulos, círculos y otras figuras geométricas, sin las cuales es humanamente imposible comprender una sola palabra, sin ellos solo se conseguirá viajar por un oscuro laberinto.” GALILEO GALILEI

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Resulta interesante descubrir como un artista reconocido internacionalmente por sus universos geométricamente imposibles y por sus composiciones de motivos reconocibles  complementarios sobre el plano, casi imposibles de imaginar, encontrò su inspiracion inicial en la arquitectura árabe, en concreto en los mosaicos nazarìes de la Alhambra de Granada (España).

Los árabes tienen una gran influencia sobre la aritmética y la astronomía de nuestra era. A ellos les debemos además los símbolos de las cifras que hoy conocemos.

Es en la Alhambra donde la geometría árabe alcanzará su culminación a nivel estético. Los mosaicos de la Alhambra son verdaderas joyas geométricas, auténticos poemas de formas. La singularidad de los mosaicos árabes es que ningún punto es singular. Este efecto se consigue utilizando motivos simétricos y rellenando todo el plano de forma que sea uniforme y no haya ningún elemento diferenciador (según la cultura musulmana, solo Alá es Uno y su representación no está permitida).

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Los motivos de los mosaicos siempre son obtenidos mediante la geometría dinámica basada en movimientos en el plano a partir de polígonos regulares. Veamos algunos ejemplos visualmente.

Ejemplo 1: un cuadrado se transforma en una forma de ‘hueso’:

Ejemplo 2: un rombo se convierte en pétalo.

Ejemplo 3: un cuadrado se convierte en pez volador.

Ejemplo 4: un triángulo equilátero se convierte en la pajarita nazarí:

Ejemplo 5: solapamiento de cuadrados o sello de Salomon:

La Alhambra ha inspirado a muchos artistas a lo largo de la historia, pero en particular fue el artista holandés Moritz Cornelius Escher que en el verano de 1936 visitó la Alhambra y quedó cautivado de los mosaicos de la Alhambra de los que realizó numerosas copias y apuntes.

Seguramente estos mosaicos fueron en el germen de lo que sería el tema favorito del pintor: la partición geométrica del plano de la que llegó a afirmar: “es la fuente de inspiración más rica que jamás haya encontrado y muy lejos está todavía de haberse agotado”.

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La característica principal de Escher en sus particiones es que los motivos elegidos representan algo concreto y reconocible por todos y no solo formas geométricas.

El pintor recurre además a la idea de complementarios, contrarios y de movimientos de transición a través del plano.

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Día y noche

Con la “Metamorfosis”, Escher transforma el motivo mínimo, el cuadrado, en una serie de figuras creando una historia de transiciones increìbles para volver a llegar al cuadrado inicial.

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Metamorfosis

Trabaja posteriormente jugando con el mundo de dos dimensiones para convertirlo en un mundo en tres dimensiones.

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Más tarde, aún no satisfecho, construye la serie de paisajes imposibles donde nos presenta escaleras infinitas que siempre nos devuelve al mismos sitio y cascadas que se autoalimentan de la propia agua que cae en un imposible móvil perpetuo.

En la última fase de su obra, Escher aborda otro concepto básico matemàtico: el infinito. Encontró la inspiración en el modelo del matemático francés Enric Poincarré, que utilizando la geometría hiperbólica consigue representar la totalidad de una superficie infinita dentro de un circulo finito.

“Las leyes matemáticas existen independientemente del intelecto. Lo único que el hombre puede hacer es saber que están ahí y tomar consciencia de ellas” – M.C. Escher

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“Nadie puede revelaros más de lo que reposa ya dormido e medias en el alba de nuestro conocimiento.” J. Gibran

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Autora: Eva Martínez Olalla – Artista, ingeniera y fundadora de ARTivación 

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BibliografíaDocumentales culturales “Más por menos”- La geometría se hace Arte

 

 

 

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Analogías esenciales entre artes y ciencias

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Este texto pretende poner de manifiesto las grandes analogías ente las Artes y las Ciencias. (Todas las imágenes que aparecen son obras del pintor holandés Johannes Vermeer, 1632-1675).  “El músico puede cantaros el ritmo que existe en todo el ámbito, pero no puede … Seguir leyendo

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Niños y renacuajos

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Fábula de Ortega y Gasset

“Solo si los niños pueden vivir hoy plenamente como tales, mañana serán personas adultas en la plenitud de su potencial.

El renacuajo no se hace mejor sapo si se le fuerza a vivir fuera del agua prematuramente.

Así también, el niño no desarrolla mejores cualidades humanas si se reprime sus impulsos naturales, si se le obliga a portarse como un pequeño adulto que debe pasar durante muchas horas inmóvil, callado, asimilando conocimientos en proporciones reguladas científicamente por medio de lecciones verbales, siguiendo ejercicios predeterminados, de acuerdo a un horario organizado por especialistas en pedagogía.”

José Ortega y Gasset

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La enseñanza de las artes plásticas

La enseñanza que no fomenta el aprendizaje tiene el mismo sentido que la venta que no fomenta la compra.

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Más de uno piensa que el arte no se puede enseñar y que sólo se puede “captar”. Otros creen que aunque se pudiera enseñar, no se debería hacer. Intentar enseñar arte es arriesgarse a sofocar la creatividad de los estudiantes, bloquear su imaginación, frustrar su expresión personal. En las artes los estudiantes necesitan apoyo, materiales con los que trabajar y libertad para poder explorar por su cuenta.

 

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Sin embargo el reto de los enseñantes no es no hacer nada, sino actuar de forma que refuercen el pensamiento de los estudiantes. Reforzar el pensamiento, fomentar la competencia en el campo, aumentar la inteligencia y la aptitud no es el producto de ninguna fórmula. La enseñanza, al igual que el conocimiento, no se puede expedir, embutir o transmitir como el contenido de una carta en la cabeza de los estudiantes. En cierto sentido los enseñantes no pueden hacer más que ruidos en el entorno.

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El enseñante diseña entornos compuestos de situaciones que él y los estudiantes construyen conjuntamente. El enseñante debe actuar como un diseñador ambiental que fomente el deseo de aprender en un grupo de estudiantes concreto. El estudiante siempre media y modifica lo que se le transmite.

El diseño de estas situaciones puede adoptar muchas formas. Los diseños se deben poner en práctica y la manera de hacerlo por parte de un enseñante tienen una importancia fundamental. La componente de improvisación es vital.

Un buen lugar por donde empezar es comprender cómo se refina el talento artístico en las artes. Cuando aquí hablo de talento artístico me refiero a una forma de práctica basada en la imaginación que aplica la técnica para seleccionar y organizar cualidades expresivas con el fin de alcanzar unos fines estéticamente satisfactorios. (E.Eisner).

Así pues, el arte o talento artístico así entendido – es decir, la realización artística de una práctica- mejora cuando los artistas de esa práctica aprenden a ver y a reflexionar sobre lo que han creado.

Eva Martínez Olalla. Artista,  docente y Fundadora de ARTivación.

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El mundo necesita gente que se sienta viva

No preguntes qué es lo que el mundo necesita. Preguntate qué es lo que te hace sentir vivo y hazlo. Porque lo que el mundo necesita es gente que se sienta realmente viva.

A veces el simple hecho de saber lo que queremos es el primer paso. Otras veces, no saber lo que queremos, pero darnos el espacio y el tiempo para explorarlo y  encontrarlo es un movimiento de suprema inteligencia y valor en sí mismo. Respetar lo que nuestro ser es, nuestro verdadero yo, es un acto de coraje y valentía ya que la responsabilidad de nuestros actos y de nuestras decisiones recae en nosotros mismos y en nadie más.

Es entonces cuando la creatividad encuentra un campo donde actuar y desarrollarse.

La creatividad es la manera en la cual el organismo expresa algo construido a través del respeto a sus propias necesidades. Es el proceso de tener ideas originales que aporten valor. La creatividad se cultiva estando en el propio elemento, es decir:

  • haciendo algo que se comprende de forma natural;
  • haciendo algo que te encanta, que te apasiona;
  • aprendiendo a realizarlo con destreza a través de la disciplina;
  • arriesgando, fallando, experimentando.

El objetivo de la educación, es aprender, aprender no necesariamente conocimientos sino ir construyendo unas capacidades humanas que solamente se desarrollan desde la relación con el otro, desde el tiempo, desde el proceso, desde el hacer, desde el comunicarse, desde el mirarse y reconocerse, desde el amor. La clave no esta en los materiales, los recursos, las metodologías, los contenidos o los currículos sin planificación, sino en la forma, en la relación, en las personas y su forma de ver la educación, su manera de entender la vida, la niñez y el aprendizaje. El secreto es la mirada de cada ser humano sobre nosotros, lo que hace y lo que es.

El ser humano nace con la capacidad innata de aprender, se desarrolla y aprende un idioma, se comunica, conoce su cuerpo, entiende cómo funciona su entorno y se desenvuelve de forma natural. A veces la propia escuela puede matar la creatividad, el deseo de aprender, experimentar y descubrir.

Los niños pierden su curiosidad y ganas de aprender cuando se les dice continuamente qué deben y qué no deben hacer

La mayor parte de las instituciones educativas siguen estando diseñadas con la misma estructura de una cárcel con muros, reglas y limitaciones.
El sistema y los estados no les preocupa el ser humano como persona, como individuo y en esos términos toda educación que busque otra cosa, debe ser prohibida.
Solo nosotros podemos decidir qué hacer con el tiempo que se nos ha dado.

Todos tenemos un talento si sabemos descubrirlo.

Eva Martínez Olalla. Artista,  docente y Fundadora de ARTivación

 

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Cómo se produce el aprendizaje artístico

El aprendizaje artístico aborda el desarrollo de las capacidades para crear formas artísticas, para la percepción estética y para comprender el arte como fenómeno cultural. 
La percepción es la capacidad de percibir relaciones y se va desarrollando a medida que el niño crece y no es una consecuencia automática de la madurez sino depende del tipo de experiencias que las personas tienen. Por lo tanto podemos señalar como importante el tipo de contextos donde se desarrolla el aprendizaje de los niños. La percepción aumenta a medida que aumenta la experiencia en esa área. El mundo visual es complejo y debemos conocer para comprender lo que estamos viendo.


El profesor e investigador Elliot Eisner establece tres características de la percepción:
  • Constancias visuales: que son útiles para la vida cotidiana ya que nos sirven para organizar lo que vemos pero interfieren en nuestra percepción estética del mundo y por lo tanto a nuestras estructuras de referencia.
  • Estructuras de referencia: son esteriotipos y determinan lo que vemos, crean moldes, tienden a las generalidades y no a las particularidades del objeto que percibimos.
  • Proceso de centralización: es decir cuando nos centramos en un solo aspecto del mundo visual, en las formas concretas sin relacionar dicho aspecto con uno mayor.

Las artes son consideradas un área donde se desarrolla la capacidad de ver las relaciones visuales complejas, es decir una visión contextual en lugar de una visión focal.

Para explicar la manera en que se produce el aprendizaje artístico Eisner desarrolló tres tipos de dominios: el dominio productivo, el dominio crítico y el dominio cultural.

Dominio productivo abarca:
  • Habilidad en el tratamiento del material.
  • Habilidad de percibir cualidades del entorno y de las formas de las imágenes mentales en la medida que emergen con el material que se está trabajando.
  • Habilidad de inventar formas que satisfagan a quién las realiza.
  • Habilidad en la creación de un orden espacial, estético y capacidad expresiva.

 

Dominio crítico: para explicar este dominio se vale de diversas dimensiones que interfieren en el aprendizaje.

  • Dimensión experiencial: se trata de lo que transmite la obra, de lo que hace sentir.
  • Análisis formal: relaciones existentes entre las diversas formas individuales de la obra que constituyen una totalidad.
  • Dimensión simbólica: las obras poseen elementos, símbolos que hay que saber decodificar para su mejor comprensión.
  • Dimensión temática: es el significado subyacente en la obra, idea o sentimiento que subyace a la imagen y que es lo que quiso expresar el autor.
  • Dimensión material: selección de los materiales con se realiza la obra y que está directamente relacionada con lo que se quiere transmitir.

Dominio cultural: Eisner no hace una explicación detallada del mismo pero lo integra, en varios puntos genéricos.

  • Dimensión contextual/temporal: la obra de arte como parte de la historia, de su devenir y de la tradición artística en que esta inmersa o cómo se desvía de la misma. La función que tenía el arte en determinado contexto histórico como fenómeno cultural. Cuáles fueron los motivos y qué influencias tuvo para la sociedad.
  • Dimensión espacial: analizando los espacios geográficos  o el lugar que representa. Establecer la relación con el lugar en el que el autor lo realizó.

Autora:

Eva Martínez Olalla. Artista,  docente y Fundadora de ARTivación

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10 lecciones que las Artes nos enseñan – por Elliot Eisner

1. Las Artes enseñan a los niños a tomar buenas decisiones sobre relaciones cualitativas.
A diferencia de la mayor parte del currículum en el que las respuestas correctas y reglas prevalecen, en las Artes el juicio y opinión prevalecen sobre las reglas.
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Gravedad distorsionada – S. Dalí

2. Las Artes enseñan a los niños que los problemas pueden tener más de una solución y que las preguntas pueden tener más de una respuesta.
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Puerta Casa Milà, Barcelona – A. Gaudí

 
3. Las Artes muestran múltiples perspectivas. 
Una de sus grandes lecciones es que hay muchas maneras de ver e interpretar el mundo.
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Surrealismo

4. Las Artes enseñan a los niños que en las complejas formas de resolver problemas rara vez hay una única solución, sino que cambian según las circunstancias y la oportunidad. El aprendizaje de las Artes requiere la capacidad y la voluntad de entregarse a las inesperadas posibilidades del trabajo que desarrollan.
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Relativity – Escher

5. Las Artes hacen visible el hecho de que ni las palabras en su forma literal ni los números nos muestran todo lo que podemos saber.
Los límites de nuestro lenguaje no definen los límites de nuestro conocimiento .
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Misterio y melancolía de una calle – De Chirico

6. Las Artes enseñan a los estudiantes que pequeñas diferencias pueden crear grandes efectos. 
Las Artes viven de las sutilezas.
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Le Blanc-Seing – Magritte

7. Las Artes enseñan a los estudiantes a pensar a través de y con lo material. 
Toda forma de Arte emplea algún medio a través del cual las imágenes se convierten en realidad.
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Antoni Tapiès

8. Las Artes ayudan a los niños a aprender a decir lo que no pueden decir.
Cuando a los niños se les pide expresar lo que una obra de Arte les hace sentir, desarrollan sus capacidades poéticas para encontrar las palabras adecuadas.
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9. Las Artes permiten experiencias que no se pueden adquirir a través de otras fuentes
Y a través de esas experiencias las Artes permiten descubrir la amplitud y variedad de lo que somos capaces de sentir.
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10. La posición de las Artes en el currículum escolar simboliza para los jóvenes lo que los adultos creen que es importante.
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Arte y literatura – Loren Entz

FUENTE: Eisner , E. ( 2002 ) . “Artes y creación de la mente”, Capítulo 4 , Lo que las artes enseñan y cómo se muestra. (págs. 70-92 ). 

Eva Martínez Olalla. Artista,  docente y Fundadora de ARTivación.

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La importancia de las Artes en la Educación

En general hoy en día  las artes no se consideran parte del núcleo esencial de la educación, aunque, en realidad, son un medio muy importante para el desarrollo de los aspectos más sutiles y complejos de la mente. Las artes suscitan, desarrollan y refinan, diversas formas de pensamiento, más útiles para abordar las ambigüedades y las incertidumbres de la vida cotidiana que los currículos formalmente estructurados que se aplican hoy en día en las escuelas. Es importante la aportación que las artes pueden realizar a la educación, especialmente hoy en día, en una época en la que nuestra concepción de la práctica y la evaluación de la educación suele estar dominada por las formas más mecanicistas del racionalismo técnico.

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“Los 1000 jardines del desierto”. Jean Michel Folon

La palabra educación, nos llega del latín “educare” (ex-: fuera y ducere: guiar, conducir) lo que sería “guiar hacia afuera” y cuyo significado original se aplica a criar y alimentar. En nuestro contexto actual se define como el conjunto de conocimientos y habilidades trasferidas a los niños, jóvenes y adultos, siempre con el objetivo de desarrollar el pensamiento, enseñar a pensar sobre diferentes problemas, desarrollar la creatividad, ayudar en el crecimiento intelectual y en la formación de ciudadanos capaces de generar cambios positivos en la sociedad

También entendemos por educación el medio en que los hábitos, las costumbres y los valores de una comunidad son trasferidos de una generación a la siguiente generación. La educación se va desarrollando a través de situaciones y experiencias vividas por cada individuo a lo largo de toda su vida.

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“Otoño” – J.M. Folon

El niño nace con una mente aparentemente “vacía” y sin desarrollar. La mente necesita alimento y nutrientes (educación) para poder, convertirse en fértil y generar frutos (“guiar hacia fuera, sacar”) desde el propio individuo hacia si mismo y hacia la sociedad, garantizando así la continuidad y el progreso de la propia cultura (cultura, del latín ‘cultus’: cultivo de la tierra para la producción).

La ventana al mundo de todo ser humano son los sentidos. El desarrollo de los sentidos nos ayuda a percibir el mundo exterior y captar la esencia de lo que nos rodea. De este modo, nuestra mente se desarrolla. Cuanto más refinada y entrenada resulte nuestra percepción, más posibilidades de desarrollo tiene la mente. La educación permite reinventarse a uno mismo, crear un nuevo ‘yo’.

En este sentido podemos afirmar que la educación decide lo que el niño va a incluir en su mente y lo que no. Dicho en otras palabras, los planes educativos (Curricula) son un dispositivo de alteración de la mente. Esto, nos guste o no, puede resultar inquietante para muchos.

 

LAS ARTES COMO MEDIO EDUCATIVO

Volvamos a las Artes. A menudo, las artes son consideradas ‘bonitas’ pero no necesarias. Por el contrario, las artes son los recursos primarios para el desarrollo de la mente y de la vida en general. El arte desarrolla la mente.

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Detalle de “La Primavera” de Botticelli.

Existe una necesidad esencial en el ser humano de representar un contenido a través de una forma, de dar forma exterior a sus ideas y sentimientos. El arte ayuda a compartir y a poner en común la propia visión del mundo.

La práctica del arte, el que sea, nos ayuda a poner atención en las relaciones. A la hora de ejecutar una obra de arte, por ejemplo una pintura, es necesario elegir la composición de líneas y colores son un criterio único y subjetivo. El juicio es personal. El hecho de que en el arte no existan reglas rígidas y mecánicas, sino consideraciones, permite encontrar diferentes respuestas y soluciones a una cuestión determinada. Es decir corresponde al tipo de dinámica que se nos plantea en la vida cotidiana.

Por otro lado, el hecho de representar algo, es decir ese algo deja de ser una noción efímera, lo fija para poder trabajarlo, conocerlo. De este modo adquiere fuerza y estimula a la consciencia de uno mismo permitiendo establecer contacto con nosotros mismos y nuestro interior.

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Detalle de Apollo – Michelangelo

Las artes permiten agregar el sello personal al resultado obtenido, dar voz y valorar la propia posición y aportando seguridad personal al niño, joven o adulto.

El arte potencia la imaginación. La imaginación es el proceso de crear lo que no es, pero que podría ser. Sin imaginación, no hay desarrollo, sin desarrollo, no hay progreso y sin progreso no se puede garantizar la continuidad de una cultura. Por tanto sin imaginación por parte del individuo, la cultura de ese grupo social está destinado a extinguirse y a desparecer.

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En este sentido las artes y el proceso creativo implícito que conllevan ayudan a desarrollar formas complejas de pensar.

Aunque sabemos que la vida no es una carrera hacia un continuo ‘ponerse a prueba’, bien es verdad que hoy en día vivimos en una sociedad que nos impone el hacer todo deprisa, casi inconscientemente, “anestesiados”. Las artes son una oportunidad que nos ayuda a ralentizar la percepción con el fin de ver lo que hay. Las artes nos recuerdan que estamos vivos y nos invitan a una experiencia “estética” y de acción perceptiva.

La palabra “anestesia” viene del latìn: an-, privativo y Aisthesis, sensación o sentimiento. Por lo tanto Estética  (Aisthesis, sensación) es lo contrario de Anestesia (Anaisthesis, privado de sensación) . La componente estética de las Artes nos lleva a una toma de conciencia o capacidad de percibir y de sentir.

El arte enseña a ver a través de un material, a desarrollar un alfabeto visual.

Este nuevo código nos permite ver el mundo y a nosotros mismos, a nuestro interior. Nos hace conscientes de nuestra posición y de nuestra relación con el mundo. Nos sirve de espejo para nuestro propio interior, el espejo de nuestro alma.

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Narciso – Caravaggio

Participar en el viaje emocional de sentir y ver el arte es un logro, no es una tarea. No se trata de buscar el sentido, sino de sacarlo, de extraerlo en base a nuestra predisposición y desarrollo mental.

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Marc Chagall en su estudio

Las artes nos permiten vivir las experiencias de los artistas y poder compartir la propia con los demás.

Uno de los papeles fundamentales del Arte a lo largo de la Historia ha sido el de icono de la investigación y de la búsqueda del conocimiento. Nos da la preciosa oportunidad de conocer las costumbres, las cualidades estéticas, el modo de sentir de los artistas, el punto de vista y la cultura de otras épocas. Las artes constituyen la representación palpable de lo que ha ocurrido en la historia de la humanidad y es una fuente de conocimiento de incalculable valor educacional y cultural.

Entrar a conocer estas obras, aprender a verlas (y no solo mirarlas), ser capaces de extraer lo que allí está queriendo representar el artista, adquirir los conocimientos que este proceso conlleva y saber aplicarlo en el plano personal, cultural y social, son el objetivos del proyecto “Artivación” (poner el Arte en Acción) cuyo principal logro será permitir el acceso a las escuelas públicas y privadas a un nuevo método pedagógico que consiste en aplicar la enseñanza de las Artes como principal medio favorecedor de la educación a la cultura y desarrollo de la mente y del espíritu.

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Detalle de “Primavera”. Lawrence Alma-Tadema

El objetivo último es crear una Escuela dedicada a la enseñanza a través del Arte reconocida por las instituciones, que permita optimizar y oficializar un método completo y específico para todas y cada una de las materias académicas. Esto haría aumentar el valor de la presencia de las Artes en nuestra cultura y sociedad y podría ser un modo de conseguir, finalmente, el merecido reconocimiento y remuneración que corresponde a los artistas.

Eva Martínez Olalla. Artista,  docente y fundadora de ARTivación.

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Bibliografía: El texto es una reflexión personal sobre algunos de los conceptos que el profesor E. Eisner de la Universidad de Standford trata en sus varias obras, en particular “The Arts in the creation of mind”. También he tenido en cuenta algunos de los textos de la Doctora Marìa Montessori donde habla del desarrollo biológico de la mente del niño, como por ejemplo: “La mente del bambino” y “La autoeducazione”.
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Lettura per bambini: storie realistiche o fiabe?

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Come tutta la grande arte, le fiabe divertono e insieme instruiscono; il loro spiritu particolare è che lo fanno in termini che parlano direttamente ai bambini. Nell’età in cui queste storie sono maggiormente significative per il bambino, il suo problema principale è quello di mettere un po’ di ordine nel caos interiore della sua mente per poter capirsi meglio: un preliminare necessario per il conseguimento di una certa congruenza fra le sue percezioni e il mondo esterno.

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Biancanieve (Grimm) – Illustrazione di B.Lacombe

Le storie “vere” sul mondo “reale” possono fornire qualche interessante e spesso utile informazione. Ma il tipo di svolgimento di queste storie è straneo al modo di funzionare della mente dei fanciulli prepubere così come gli eventi soprannaturali della fiaba sono stranei al modo in cui l’intelletto maturo comprende il mondo.

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Le storie strettamente realistiche vanno contro le esperienze interiori del bambino; egli le ascolta e forse ne percepisce qualcosa, ma non può trarne molto in fatto di significato personale trascendente il contenuto ovvio. Esse lo informano senza arricchirlo, come purtroppo è anche vero per gran parte di quanto s’impara a scuola. La conoscenza basata sui fatti giova alla personalità totale soltanto quando è transformata in “conoscenza personale”. Procurare ai bambini soltanto storie realistiche sarebbe irragionevole e proficuo come procrivere soltanto le fiabe; c’è un posto importante sia per le une sia per le altre nella vita del bambino. Quando però oltre alle storie realistiche gli viene presentato in modo psicologicamente corretto un ampio repertorio di fiabe, il bambino riceve informazioni che parlano a entrambi gli aspetti della sua personalità: quello razionale e quello emotivo.

Cappuccetto rosso (Grimm) – Illustrazione di G. Dorè

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Pollicino (Grimm) – Illustrazione di G. Dorè

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le fiabe contenono certi elementi quasi onirici, ma essi si avvicinano di più ai contenuti dei sogni degli adolescenti o degli adulti, non dei bambini. I sogni dei bambini sono assai semplici: desideri vengono soddisfatti e ansie ricevono forma tangibile. I sogni di un bambino possiedono un contenuto inconscio che rimane pratticamente inalterato della influenza del Io; le funzioni mentali superiori non entrano quasi nella produzione dei suoi sogni. Sopratutto prima della età scolare, il bambino deve lottare continuamente per impedire che le pressioni dei suoi desideri soverchino la sua totale personalità: una battaglia contro i poteri dell’inconscio che il più delle volte perde.

Questa battaglia, che non è mai completamente assente dalle nostre vite, rimane una battaglia interta fino all’adolescenza, anche se diventando adulti dobbiamo anche lottare con le tendenze irrazionali del superIo.

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Caillou – personaggio realistico per bambini

Il bambino deve in qualche modo distanziarse del contenuto del proprio inconscio e vederlo come qualcosa di esterno a se, per poter padroneggiarlo in certo modo. Nel normale gioco, oggetti come bambole o animali giocattolo sono usati per incorporare vari aspetti della personalità del bambino che sono troppo complessi, inaccettabili e contradittori per che egli possa affrontarli. Ciò permette all’Io del bambino di ottenere un certo controllo su questi elementi, cosa che non può fare  quando viene indotto o costretto dalle circostanze  a riconoscerli come proiezioni dei suoi processi interiori.

Il bambino avverte quale fiaba fra le tante si adegui meglio alla sua situazione interiore nel momento (che è incapace di risolvere da solo), e avverte anche dov’è che la storia gli fornisce dei punti di appoggio per venire alle prese con un difficile problema. Ma è raro che questo venga riconosciuto immediatamente, ascoltando la fiaba per la prima volta. Certi elementi della storia sono troppo bizzarri, ed è proprio in virtù della loro stranezza che essi trovano una rispondezza in emozioni sepolte nel profondo.

bambini-e-libri onlineImageSoltanto quando una fiaba viene ascoltata più volte dal bambino, e quando eggli ha tutto il tempo e la possibilità di riffletterci sopra, può profittare pienamente di quanto la storia ha da offrirgli in rapporto alla sua conoscenza di se stesso e alla sua esperienza del mondo.

Quando le fiabe vengono raccontate ai bambini a scuola o nei centri di lettura, essi sembrano affascinati. Spesso, però, ai bimbi non viene data la possibilità di meditarvi sopra o di reagire in un’altro modo, o la loro attenzione viene derottata subito verso un’altra attività, oppure si sentono raccontare una storia di diverso tipo, che diluisce o distrugge l’impressione che era stata creata di quella precedente. Se si parla coi bambini dopo un’esperienza  del genere, è come se la storia non le fosse stata neppure raccontata, a giudicare dei benefici che gli ha portato. Ma quando il narratore gli dà tutto il tempo per rifflettere sulla storia, per immergersi nella atmosfera da essa creata in loro, e quando sono incoraggiati a parlarne, una successiva conversazione, una successiva conversazione rivela che la storia ha molto da offrire emotivamente e intellettualmente, almeno per alcuni dei bambini.

Sedia-a-dondolo-per-leggere-storie-a-bambini-1-8E poi un giorno parliamo dell’impatto dell’illustrazioni sui libri di fiabe. Ci sono diverse oppinioni in merito.

Fonte: “Il mondo incantato” – Bruno Bettelheim

 

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Antoni Tàpies: Memoria Personal. Inquietudes artísticas en los años 40

Autorretrato, ca. 1945-47 Fotografia Antoni Tàpies

Autorretrato, ca. 1945-47
Fotografia Antoni Tàpies

Se trata de un texto con algunos fragmentos de la memoria personal de Antonio Tàpies, su modo de pensar en los inicios, sus motivaciones íntimas, su visión radical e innovadora, su modo de hacer arte con la materia, sus creencias.  Todo ello cambió radicalmente el arte contemporáneo español y posteriormente tuvo  gran influencia en el panorama internacional junto a Picasso, Mirò, Klee y otros contemporáneos.

Nacido en Barcelona en 1923, Antoni Tapies es uno de los líderes del informalismo español, fundador en 1948, junto a Brossa, Cuixart, Tharrats y Puig, del Grupo Dau al Set, una de las primeras y más relevantes iniciativas renovadoras del arte español de posguerra. En 1951, se desliga del grupo Dau al Set e inicia una evolución individual, optando por una línea informalista, abstracta, basada en las investigaciones sobre la materia pictórica.

Desde su primera etapa formativa en los años cuarenta, exhibe una de las constantes más definitorias de toda su trayectoria artística: la utilización de objetos y referencias extraídos del mundo exterior como pretexto para elaborar sus propias composiciones.

En 1962 comienza una etapa en la que se produce la integración en la obra de objetos cotidianos como cuerdas, platos, paja o signos antropomórficos (pie, mano, dedos) que plasman la huella de la presencia humana en sus obras.

Además de su pintura, ha realizado obras de cerámica, tapices, fotografías y esculturas entre las que cabe destacar “Homenaje a Picasso” y “Núbol y cadira” (presente en el edificio de la Fundaciò Tàpies, en Barcelona), esculturas públicas inauguradas en Barcelona en 1990.

Homenaje a Picassso. A. Tàpies

Homenaje a Picassso.
A. Tàpies

Nuvol i cadira (Nube y silla) A. Tàpies

Nuvol i cadira (Nube y silla)
A. Tàpies

En 1990 se creó en Barcelona la Fundación Tàpies por iniciativa del propio artista para fomentar y difundir el conocimiento del arte contemporáneo así como para exponer y conservar su propia obra.

Desde la década de 1950 su obra ha gozado de un gran reconocimiento internacional. Grandes retrospectivas dedicadas a su obra en importantes museos ya desde los años sesenta y que han culminado en las organizadas por el Stedelijk Museum de Ámsterdam en 1980, el Museum voor Moderne Kunst de Bruselas en 1985, el Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía de Madrid en 1990 y el Museum of Modern Art de Nueva York en 1992. En el año 2003 recibió el Premio Velázquez de las Artes Plásticas por “por su extraordinaria trayectoria artística, de resonancia nacional e internacional, y porque constituye uno de los valores más firmes del arte contemporáneo”.

 

Fragmento de “La vocación y el amor” escrito por el artista en 1977 .

Habla de sus autorretratos de su època inicial (1945-47):

Autorretrato. 1944 Tinta sobre papel. Antoni Tàpies

Autorretrato. 1944
Tinta sobre papel.
Antoni Tàpies

Autorretrato. 1947 Tinta sobre papel. Antoni Tàpies

Autorretrato. 1947
Tinta sobre papel.
Antoni Tàpies

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Estudiante forzado y pintor de domingos, me veía frecuentemente reflejado en la gran luna del armario y, si las puertas quedaban entreabiertas, me encontraba en ocasiones con aquel muchacho pálido tumbado en la cama mirándome, siempre ojeroso. Su mirada parecía honda y el conjunto era interesante y extrañamente intenso. Además se estaba quieto y hacía muy bien de modelo. No era raro que en ocasiones cogiera un lápiz o una pluma y me pusiera a copiarlo. En su mirada se captaba una profundidad que nunca conseguía expresar como deseaba. No quería apoderarme de su caparazón , como había hecho tiempo atrás. Quería ir hacia adentro. En aquel momento empezaba una batalla para transmitir al papel toda aquella atmósfera que había detrás de los ojos, unos contornos que me parecían más reales que lo real, llenos de extrañas ambigüedades , de contradicciones que allí dentro desaparecían, de impenetrables oscuridades, de deslumbrantes resplandores… Naturalmente solo eran intentos muy pobres, divagaciones, mimetismos carentes por completo de orientación, por lo que quedaba totalmente insatisfecho de mis esfuerzos.” A. Tàpies – Memoria personal

Fragmento de “Raíces catalanas. Psicoanálisis y marxismo” escrito por el artista en 1977.

Habla de sus influencias como artista y de sus primeras intuiciones a cerca del arte abstracto y de lo que podía aportar su visión:

Paisatge transformat. 1947. Oleo su tela

Paisatge transformat. Oleo su tela. A. Tàpies 1947

“Yo continuaba trabajando en aquel estudio de la calle Diputació. Allì hice la serie de collages con papeles sucios, de los cartones con cruces, de los hilos pegados, de las rasgaduras y desconchados de la materia innoble, de la materia quemada, etc. Yo ya tenía algunas ideas sobre el arte abstracto, el cual algunos, contraponiéndolo a la pintura figurativa, consideraban el último grito revolucionario. Sin embargo no siempre lo veía claro, y a menudo me parecía, tal vez influido por lo que había leído de Cassanyes en el D’acì i d’allá, muy tecnificado y racionalista. Sentía verdadera repulsión por todo lo que podía parecer derivado, como así decía el mismo Cassanyes, del homo faber, el hombre industrioso, vulgar y materialista en el mal sentido de la palabra, y también me inclinaba a seguir algunas de mis primeras intuiciones “hacia la magia”, en las cuales lo real se confundía con lo irreal, el objeto con el ser, y quería dar a mis cuadros un aurea de primitivismo, de objeto exotérico. Como si ya pareciera adivinar lo que Olivier Lacombe dice: L’image des prestiges du magicien s’avèere satisfaisante car elle retient les deux éléments de présence et ambigüeté entre le réel et l’irréel.

También quería traducir allì toda mi rebeldía, todo mi hacer frente a lo “oficialmente” aceptado entonces, mi actitud de provocación y de insulto especial. Pero no creo que saliera de allí solo una visión negativa, bruta y triste de las cosas. (La aparición de Teresa hacía ya su influencia). En aquel tiempo no lo había podido explicar demasiado bien, pero ahora sé que sería solo injusto si lo viera solo así. El dolor y la miseria -de la existencia  o bien de una existencia, la nuestra?- son allí patentes, pero tal vez lo están con cierto sentimiento de ternura, como una tristeza, una compasión hacia lo más humilde, con un afán de esencialidad que entra ya en el mundo de los hechos positivos. Más tarde Joan Teixidor hizo un análisis, con sugestivas palabras y mucho mejor de lo que yo pudiera hacerlo, de todo este sentido; análisis que puede ayudar mucho a la comprensión de aquellas obras casi insignificantes, pero que permanecerían como un prólogo a muchísimas de mis experiencias de más adelante.

Personatge amb gats, 1948 Oleo sobre tela. Antoni Tàpies

Personatge amb gats, 
Oleo sobre tela.
A. Tàpies 1948

Por otra parte, eran unos años de divulgaciòn de descubrimientos cientìficos extraordinarios, y los recientes estudios sobre la composiciòn de la materia y la ambigüedad de su comportamiento y de las partículas que la componían estaban impresionando la mente de todos. Me interesé mucho por conocer más a fondo las investigaciones sobre el átomo, las ocasiones entre deterministas e indeterministas, los problemas sobre los quanta, sobre la casualidad, la incertidumbe, etc. Conseguì textos -que entendía solo a medias, pero que devoraba- de Einstein, Planck, Schroedinger, Heisenberg y otros sabios, todos los cuales han contribuido a darnos una visión del mundo tan diferente de la que nos habían dado hasta entonces los científicos y los filósofos clásicos. Naturalmente, todo este conjunto de ideas, me trastornó muchìsimo. El universo era una fórmula matemática irrepresentable y más que nunca parecía misterioso e insondable. ¿Era que los hombres de ciencia más modernos confirmaban las concepciones de algunos antiguos filósofos y muchas de las visiones intuitivas de los místicos, poetas y artistas? no hay duda de que la necesidad que yo oscuramente sentía – como la de algunos maestros que me influyeron- de introducir nuevos materiales en la pintura obedecía a un intento de sugerir muchos de los problemas que planteaban la materia, la sustancia, la naturaleza. También, tal vez entonces más que ningún otro factor, estaba el disgusto que me producía la tópica calidad de la pintura al óleo, con todo lo que representaba del mundo clásico aceptado y creído de sí mismo. Me parecía, pues, que lo que yo hacía era igualmente una forma de escupir a la cara de todos los bienpensantes.”

Fuente “Tàpies en Perspectiva”, MACBA

 

 

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Disegno e bambini: appunti sul Metodo Montessori.

 

In questo articolo cerco di riassumere alcune mie ricerche nel campo dell’insegnamento del disegno ai bambini. Mi rendo conto, anche a partire della mia propria esperienza come allieva, che potrebbero essere applicate in un intorno adulto se messo nell’ambiente e predisposizione alla libertà e al fare senza aspettarsi un giudizio.

Parleremo del DISEGNO COPIATIVO o quello di DECORAZIONE e parleremo del DISEGNO CREATIVO, come due approcci diversi all’attività di disegnare. Questo testo prende spunto del metodo Montessori che, insieme al metodo Steiner della scuola antroposofica, sono due dei miei riferimenti per i laboratori d’Arte che propongo ai ragazzi di scuola elementare.

Il DISEGNO COPIATIVO o quello di DECORAZIONE

E’ ispirato direttamente delle cose viste.

Si parte dell’azione di copiare le forme geometriche da un album utilizzando il righello, il compasso e seguendo le indicazione scritte accanto a ogni figura. E’ così che i bambini apprendono molte particolarità relative alle forme geometriche: lati, angoli basi, centri, mediane, raggi, diametri, settori, segmenti, diagonali, apoteme, circonferenze, perimetri, ecc.

Questo tipo di disegno viene fatto sui fogli bianchi.

In una seconda fase si riproduce la forma geometrica in un altro tipo di carta colorata utilizzando inchiostri di ogni colore e con porporina oro e argento. Su queste nuove forme si applicano decorazioni fatte a penna o acquerello. Il motivo decorativo è scelto o inventato dai bambini. A nutrire l’immaginazione estetica del bambino serve l’osservazione diretta della natura (fiori e loro parti, polline, foglie, sezioni di stelli osservati a microscopio, semi di piante, conchiglie, insetti, ecc). Inoltre essi hanno a disposizione disegni artistici, collezioni di fotografie riproducenti opere d’arte, e i famosi album di Haeckel: “Le forme artistiche della natura” che tanto interessano e incantano i fanciulli.

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Il disegno occupa per molte ore il fanciullo: tanto che si coglie questo tempo per le letture, e quasi tutta la storia è appresa durante questo mite lavoro di copia o di semplice decorazione, così adatto alla concentrazione del pensiero.

Questo tipo di disegno copiativo e di decorazione ispirato direttamente nelle cose viste; la scelta dei colori per la riempitura di figure geometriche o per piccoli e semplici disegni che servono a rilevare il centro o un lato della figura: l’atto meccanico di stemperare un colore, di sciogliere la porporina, o di confrontare una serie d’inchiostri, quello di temperare un lapis, di orientare un foglio di carta, di determinare per tentativi l’apertura di un compasso, è tutto un complesso lavoro di pazienza, di esattezza, ma che non richiede grande concentrazione intellettuale. Esso è perciò un lavoro di costanza più che d’ispirazione, dove la facoltà dell’osservazione di ogni particolare per una riproduzione esatta ordina e riposa la mente, più che metterla in moto per i suoi lavori associativi e creativi. L’individuo è incatenato dalle mani, più che dalla mente: ma anche la mente è trattenuta da queste occupazioni in modo ch’essa non può partire pel mondo dei sogni.

Sono riunione tranquille di lavoro, dove i fanciulli occupano solo una parte di sé ma tendono l’altra parte verso qualche altra cosa. Allora questo è il tempo scelto per favoleggiare, per ricrearsi in letture amene, è il tempo delle audizioni di lettura di ogni genere.

I bambini prendono un interesse profondo alla lettura: ciascuno occupato insieme del proprio disegno e dei fatti che si descrivono, sembra generalmente che trovi nell’una occupazione l’energia per perfezionare l’altra. L’attenzione meccanicamente data al disegno, trattiene la mente della fantasticheria e la rende capace di assorbire completamente la lettura: d’altro lato il piacere che infiltrarsi a poco a poco in tutta l’anima per la lettura sembra dare nuova energia alla mano e all’occhio: le linee diventano esattissime, il colorito delle figure si raffina.

DISEGNI CREATIVI

Durante la composizione di un disegno creativo, come durante il disegno dal vero, il bambino è profondamente e totalmente concentrato: tutta la sua intelligenza è presa, e sarebbe incompatibile, durante tal genere di disegno, ogni lettura istruttiva.

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imageIl metodo Montessori utilizza degli incastri geometriche che sono in rapporti tra di loro e si prestano a bellissime combinazioni, che poi i bambini delineano sopra un foglio di carta. Questi incartri talvolta riproducono alcune decorazioni classiche che si ammirano nelle grande opere classiche italiane, come in quelle di Giotto nell’arte fiorentina. Allora quando i bambini cerano di riprodurre con gli incastri le decorazioni classiche della collezione di fotografie, sono portati a una osservazione minuziosa, che si può considerare come un vero studio artistico. I rapporti tra le proporzioni delle varie figure sono da essi gustati in modo che l’occhio si forma ad apprezzare l’armonia.

 

 

Un godimento superiore come quello estetico comincia così fin dall’infanzia a trattenere le anime nei livelli più nobili e più alti.

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DISEGNO LIBERO – DISEGNO DAL VERO

Tutti i precedenti esercizi sono ‘formativi’ per l’arte del disegno: eseguire un disegno geometrico, la preparazione all’occhio di apprezzare le armoniche proporzioni tra figure geometriche, l’abitudine ad osservare minutamente gli oggetti naturali.

Si può dire che il metodo che educa insieme l’occhio e la mano e abituando ad osservare e ad eseguire i lavori con grande costanza, prepara i mezzi meccanici per il disegno; mentre l’anima lasciata libera di elevarsi e di creare è pronta a produrre.

E’ formando l’individuo che lo si prepara a quella manifestazione meravigliosa dell’anima umana, che è il disegno. Saper vedere il vero nelle forme dei colori nelle proporzioni. L’ispirazione poi è cosa individuale. Solo la formazione dei meccanismi e la libertà dello spirito possono portare a tanto, ovvero lasciandoli liberi nel misterioso e divino lavoro di riprodurre le cose attraverso il proprio sentimento.

Il disegnare diventa allora un bisogno di espressione come il parlare, quasi ogni idea cerca di esprimersi nel disegno: e lo sforzo nel perfezionare tale espressione è del tutto simile a quello che fa il bambino per perfezionare il proprio linguaggio per vedere tradotto nella realtà il pensiero della mente. Questo sforzo è spontaneo; e il vero maestro di disegno sta nella vita interiore che si svolge, si affina e cerca poi irresistibilmente di nascere e di esistere al di fuori con qualche opera esteriore.

Si comincia ad avere il disegno libero quando si ha un fanciullo libero, libero di creare e di esprimere.

La preparazione sensoriale e manuale al disegno non è che un alfabeto; ma senz’esso il bambino è un analfabeta che non può esprimersi.

Tutte le espressioni psichiche acquistano valore quando acquista valore la personalità interiore con lo svolgersi dei processi formativi.

 Bisogna dare un occhio che veda, una mano che obbedisca, un’anima che mediti, per dare il disegno: e in ciò deve concorrere tutta la vita. Ecco perché è con la vita stessa che ci si prepara al disegno; ma fatto questo è la scintilla interna che fa il resto.

I nostri bambini nella loro formazione in rapporto al disegno sono “osservatori” del vero, sapendo nel vero rilevare le forme e i colori.

Ciò che ha portato un notevole aiuto al disegno è stato lo studio delle scienze naturali. Analizzare gli elementi di cui è composto per esempio un fiore, lo stelo, le foglie, i petali, gli stami, il pistillo portano in modo naturale all’ingresso in due espressioni: disegno e composizione, un gioioso ingresso nei recessi della scienza.

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In questo caso, i bambini analizzando alcuni elementi della natura anche al microscopio a piccolo ingrandimento, disegnavano tutto ciò che vedevano. Il disegno sembrava essere il naturale compimento delle loro osservazioni.

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“Il cunto dei cunti “- creazione copertina per Pinguin con Emiliano Ponzi al Mimaster

"Il cunto dei cunti" Proposta Copertina per Pinguin.

“Il cunto dei cunti”
Proposta Copertina per Pinguin.

Proposta Copertina "Il cunto dei cunti" per Pinguin

Proposta Copertina “Il cunto dei cunti” di G. Basile per Pinguin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa settimana al Mimaster il workshop con Emiliano Ponzi è stato richiesta la creazione di una copertina per la versione in inglese del libro “Il Cunto dei Cunti” para la casa editrice Pinguin.

Emiliano Ponzi al Mimaster Illustrazione

Emiliano Ponzi al Mimaster Illustrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non conoscendo l’opera ho fatto un po’ di ricerca e ho letto alcuni dei racconti che ho trovato molto stimolanti e molto in linea con il miei gusti letterari.

Ecco un po’ di RICERCA prima di spiegare le fase del mio lavoro finale:

“Il cunto dei cunti” o “Il racconto dei racconti” di Giambattista Basile è una opera squisitamente letteraria, non era affatto dedicata ai bambini, bensì ad un pubblico maturo, pur se rozzo e incolto quale era dei casali, cpace d’intendere i frequentissimi doppi sensi che caratterizzavano le metafore. Originariamente scritta in napolitano nel seicento e conosciuta anche come il Pentamerone per le analogie con il Decamerone. En 1846 viene tradotto al tedesco, in 1893 al inglese e finalmente nel 1925 viene tradotto all’italiano.

C’é un racconto centrale intorno a cui ruotano tutte le altre. Ha una struttura circolare: un racconto all’interno del quale sono narrati altri 49 racconti. Cinque giornate di recitazione comica e ciascuna girnata si chiude con un’ egloga di argomento morale recitata da due servi-attori.

Struttura logica: incipit e chiusura, proverbio che ha il compito di smorzzare il tono fortemente espressivo ed audace del racconto stesso.

Sequenza logica: il conflitto; l’allontanamento e il viaggio; il ritorno e il cambiamento di status.

Molti racconti di Perrault e i fratelli Grimm sono chiaramente ispirati ad alcune delle storie che appartengono al Cunto: Cenerentola, La bella addormentata del bosco. Il gatto con gli stivali…

Il tema dominante:

RAPPORTO SPECULARE CHE ESISTE TRA REALTà E FINZIONE, ma è il racconto delle vicende personali della narratrice, la principessa Zoza, che rompe l’incantessimo.

Personaggi senza ‘io’ ambientazione quasi mai riconducibili a luoghi reali e identificabili. La sola indicazione che li inserisci all’interno della realtà è la sua appartenenza a una certa gerarchia sociale: re, principessa, villani o mercanti.

La METAMORFOSI è un importantissmo tema che percorre l’opera e la connota di una dimensione dinamica e attiva. La realtà in continua evoluzione.

Tutti i personaggi, prima del termine del racconto cambiano sempre la propria condizione: determinante in Basile è il CAMBIAMENTO DI STATUS, dalla povertà alla ricchezza, dalla solitudine al matrimonio, dalla bruttezza alla bellezza, dal rango inferiore al rango superiore.

Questo passaggio avviene attraverso eventi sui quali intervengono poteri violenti e capricciosi, quasi sempre impersonati da orche e fate.

CAMBIAMENTO/MIGLIORAMENTO è uno degli elementi ricorrenti nella società del secolo XVII tendenzialmente statica, ma pervaso dal desiderio di modernità.

Il VIAGGIO è l’altro tema ricorrente e protagonista dell’intera raccolta. L’allontanamento, il distacco, l’esilio forzato sono aspetti riproposti in ogni fiaba. La partenza rappresenta un momento di rotura, la rinuncia di una condizione nota per una nuova, spesso per luoghi sconosciuti, non agevoli e ricchi di insidie.

REALIZZAZIONE copertina.

Dopo una serie di sketches iniziali abbastanza ampia, insieme ad Emiliano Ponzi abbiamo scelto un paio, su cui ho realizzato una ulteriore ricerca stetica della Napoli del seicento sia a livello paissaggistico sia sui vestiti, architettura e abitudini dell’epoca.

Moda nel Seicento in Italia

Moda nel Seicento in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inizialmente mi concentrai sul misterio dei boschi e la paura e disperazione che possono infondere. Cercavo di abbinare l’argomento dell’anfora con le lacrime e la disperazione di Zoza quando si sveglia e vede che le è stata rubata l’anfora con le sue lacrime e che il principe non c’è più perchè se n’è andato con una moresca. Cercavo una iconografia collegata con il periodo artistico dell’epoca, Gentileschi, Strozzi, Luca Giordano. (Fecce anche per un mio desiderio di ricerca e capriccio stetico alcune proposte iniziali con collage con la Venere di Botticelli e alcune opere di W. Blake). Eccole:

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Photocollage Gentilesch-Blake

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Photocollage Botticelli-Blake

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Photocollage Blake

 

 

 

 

 

 

Alla fine decisse di abbandonare questa strada forse meno adatta ad una copertina di scopo commerciale e decisse di sviluppare la seconda opzione, ovvero la principessa con testa di capra sul balcone di palazzo da fronte al mare, ai pini di mare insieme a piccole torrette e al Vesubio nella Napoli del Seicento. Dopo costruire e decidere con Emiliano la composizione degli elementi, dipinse a matita colorata e acquerelli gli elementi principali: la principessa, la balconata e il paessaggio di sfondo. Ecco i singoli disegni:

Paessaggio Napoli '600 con Vesunio in fiame

Paessaggio Napoli ‘600 con Vesubio in fiame. Acquerelli e matite.       Eva Martinez

 

 

 

 

 

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Principessa con testa di capra. Matite colorate. E. Martinez

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Posteriormente ho tratato i colori digitalmente e ho montato ogni singolo elemento aggiungendo una cornice in marrone scuro simulando la porta alla balconata per focalizzare  l’attenzione sul personaggio e sul paessaggio. Ecco il risultato definitivo dopo alcune prove di colore:

"Il cunto dei cunti" Proposta Copertina per Pinguin.

“Il cunto dei cunti”
Proposta Copertina per Pinguin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi ho voluto provare con un effetto ‘crettage’ per simulare un dipinto antico.

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“Il cunto dei cunti”
Proposta Copertina per Pinguin (effetto crettage)

 

 

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Portadas para libros

Propuesta de portada para "Matar a un ruiseñor" Harper Lee

Eva Martinez – Propuesta de portada para “Matar a un ruiseñor” Harper Lee

Propuesta de portada para "Go, set a watchman" Harper Lee

Eva Martinez- Propuesta de portada para “Go, set a watchman” Harper Lee

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante el workshop de esta semana en el Mimaster hemos tratado el tema de las portadas para libros. Las personas que nos han guiado han sido Antonello Silverini, ilustrador y artista e Ivan Canu, director del master, escritor e ilustrador, que también ha estado presente para darnos su opiniòn y consejos.

El tema era el libro “Matar a un ruiseñor” de Harper Lee publicado en 1960. El libro de continuación de la historia está a punto de salir en las librerías y se llama: “Go, set a watchman”. La idea del briefing era realizar dos portadas relacionadas de algún modo entre ellas, teniendo en cuenta que, en la segunda novela, la protagonista vuelve veinte años después a la casa donde vivió con su padre.

Wyeth

Wyeth

Wyeth

Wyeth

Hopper

Hopper

Hopper

Hopper

A continuaciòn explico brevemente el proceso de realización de mis propuestas.

FASE 1: Bocetos e ideas

La atmosfera del libro se ambienta en la America de los años 30, Alabama, ambiente segregacionista de gran injusticia social. Un joven de color viene acusado de abuso a una menor y un abogado descubre al verdadero culpable: el padre de la jovencita. El libro nuevo trata del regreseo de la niña a su casa natal, ahora una mujer, veinte años más tarde.

En los primeros bocetos me sentí algo perdida y empecé a experimentar algunas ideas y puntos de vista. Para ello estudié algunos pintores americanos de la época, sus paisajes y sus colores. Me concentré sobretodo en Wyeth y en Hopper.

Wyeth

Wyeth

Wyeth

Wyeth

Hopper

Hopper

Hopper

Hopper

Realicé muchísimos bocetos con ideas muy diversas, aunque siempre tuve presente el tipo de estética que quería: mucha luz, calor, trigo y paisajes en amplias perspectivas. Poco a poco, con la ayuda de Antonello e Ivan me fui acercando al concepto que buscaba.

Aquí algunos de los ejemplos de mis primeros y últimos bocetos realizados:

Bocetos brainstorming de ideas

Bocetos brainstorming de ideas

Bocetos brainstorming de ideas

Bocetos brainstorming de ideas

Bocetos definitivos

Bocetos definitivos

FASE 2: Pruebas de color.

Una vez acordados los bocetos definitivos, inicié la prueba de color con tonos amarillos tostados, azules intensos en celeste, rojo fuego y rojo coral.

A continuación algunas de las pruebas de color mas representativas:

Prueba de color - Fase 1

Prueba de color – Fase 1

Prueba de color - Fase 2

Prueba de color – Fase 2

Fase 3: Elaboraciòn de las làminas a color.

Los materiales utilizados son ceras al òleo, acrílicos, lápices de color sobre carta blanca acuarelable. Aquí se pueden ver las láminas terminadas siguiendo técnicas tradicionales.

Lámina en acrílico y cera acuarelable - Eva Martinez

Lámina en acrílico y cera acuarelable – Eva Martinez

Lámina en acrílico y cera acuarelable - Eva Martinez

Lámina en acrílico y cera acuarelable – Eva Martinez

FASE 4: retoques en digital.

En esta fase entran en juego las tecnologías digitales con las que experimenté aún algunas posibilidades de color y de layout. Los resultados finales se ven a continuación:

Propuesta de portada para "Matar a un ruiseñor" Harper Lee

Eva Martinez – Propuesta de portada para “Matar a un ruiseñor”
Harper Lee

 

Propuesta de portada para "Go, set a watchman" Harper Lee

Eva Martinez – Propuesta de portada para “Go, set a watchman”
Harper Lee

 

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